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le ville vesuviane
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La fascia che si estende da Napoli a Torre del Greco e dal mare al
Vesuvio, vista oggi dall'alto, sembra solo un frenetico agglomerato
di anonimi edifici di abitazione.
Eppure, anche da quest'altezza, non e' difficile intravedere, in questa
selva di terrazze e antenne televisive, la discreta eleganza di qualche
costruzione che ci parla di un altro tempo e di un'altra civilta': sono
le settecentesche Ville Vesuviane, autentici capolavori che oggi un
apposito ente sta con enormi sforzi cercando di riportare all'antico
splendore.
Sono 121 questi gioielli architettonici e artistici che costellano il
litorale, e uno piu' bello dell'altro; quasi che i loro fondatori avessero
inteso gareggiare in gusto e raffinatezza con gli stessi sovrani borbonici.
Quando Carlo III decise, infatti, che la Villa di Portici sarebbe stata
la sua residenza estiva, la corte dovette seguirlo, e cosi' come, in
passato, intorno a Castel Capuano sorsero le meravigliose dimore dei
patrizi napoletani che ancora oggi si possono ammirare nel centro storico
di Napoli, intorno alla Villa Reale di Portici sorsero queste splendide
residenze di villeggiatura dei nobili napoletani.
Naturalmente, quando con l'avvento dei Savoia la Villa di Portici non
fu piu' la residenza estiva dei sovrani, anche le altre ville patrizie
furono abbandonate dai loro proprietari, e una inesorabile decadenza
segnò la loro sorte.
In questo peiodo splendido, che precedette di duecento anni le intuizioni
dell'architetto americano Wright, l'architettura di tutte le ville vesuviane
fu concepita in funzione alla natura del luogo. I giardini, infatti,
veri e propri monumenti architettonici, erano stati ordinati da illustri
scienziati; e oltre a ospitare alberi d'alto fusto, custodivano un ingente
patrimonio di rarita' botaniche. Si deve quindi all'opera congiunta
di prestigiosi architetti, come Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio
Vaccaro, Ferdinando Fuga, Antonio Medrano, Luigi Vanvitelli, e di illustri
botanici, come il Tenore, (fondatore anche dell'Orto Botanico di Napoli),
se queste ville, ancora oggi, non sembrano solo inserite, ma totalmente
integrate nel contesto paesistico ambientale.
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